Sei.

La caduta degli svevi.


32. Federico secondo ed il regno di Sicilia.

   Da: G. Pepe, Lo Stato ghibellino di Federico secondo, Laterza,
Bari, 1938

 Nel regno di Sicilia, base territoriale della lunga lotta
sferrata dall'imperatore svevo al papato e ai guelfi italiani, il
monopolio dei commerci e di molte risorse, un'esosa fiscalit ed
una diffusa burocrazia (forse precorritrici dello stato moderno,
ma finalizzate alle ambiziose imprese imperiali), finirono per
danneggiare, come appare nella descrizione di Gabriele Pepe,
l'economia del paese.


   Federico favor il commercio dandogli libert di movimenti e
contribuendo alla creazione dei capitali. Il Mezzogiorno guadagn
mercati aperti sino allora ai soli Veneziani e Genovesi. Ma,
d'altra parte, quasi tutto il commercio con l'estero era fatto dal
fisco proprietario ricchissimo di prodotti esportabili, che si era
creato una situazione di privilegio coll'accaparramento del grano,
col quasi monopolio dei trasporti, col rigido controllo della
moneta utile per i pagamenti e col divieto di esportazione del
denaro. [...] Il fisco era cos diventato il primo agricoltore, il
primo industriale, il primo commerciante del regno.
   Ci nonostante, se non in conseguenza di tale politica che, in
definitiva, permetteva l'arricchimento moderato dei privati ma
badava soprattutto all'arricchimento del Fisco, Federico si trov
molto spesso in difficili condizioni economiche e finanziarie. Se
esaminiamo le entrate del regno, restiamo sorpresi dalla enormit
delle tasse e delle imposte, dei privilegi commerciali, degli alti
dazi, delle innumerevoli confische, tutti modi con i quali il
denaro affluiva alle casse del tesoro di Federico re; anche i
tributi che i comuni dovevano all'imperatore, pagati ai vicari di
Federico, andavano a finire al tesoro del regno. Se la politica
economica era basata sui numerosi e larghi monopoli, sul controllo
delle importazioni, su forti dazi e su forti imposte, era
necessaria una potente organizzazione burocratica razionalmente
congegnata. Vi erano, difatti, non solo un catasto dei beni
immobili ma anche ruoli dei mobili e una burocrazia, alla quale
nulla sfuggiva. [...] Questa organizzazione, che risente di quella
anteriore dei Normanni, era utile a raggiungere lo scopo dannoso
dell'enorme tassazione dei cittadini. Forse Federico rifugg da
sistemi disonesti o almeno ritenuti tali dalla mentalit
medioevale, come i prestiti forzosi, a carico degli Ebrei, senza
restituzioni, o l'alienazione delle terre demaniali, ma non
rifugg, come dicevo, dal peggioramento della moneta, da monopoli
e dall'odioso sistema delle collette [imposizioni forzate di
tributi] che, ordinarie, erano una forma larvata di confisca
parziale dei capitali, e, straordinarie, una continua minaccia per
i contribuenti. [...].
   Agli albori primissimi del sistema economico moderno, la
ricchezza dell'Italia meridionale, i capitali, che pure in altri
modi Federico cercava di proteggere, ricevettero dalle collette
tale colpo che nel Mezzogiorno non fu pi possibile l'affermazione
dell'economia capitalistica per la rarefazione dei capitali, che,
appena nati, venivano distrutti dal fiscalismo. Ugualmente dannose
erano le ventuno nuove imposte indirette aggiunte [...] alle
preesistenti dieci normanne, mentre restavano sempre in vigore,
per gli uomini che non appartenevano al demanio, angarie [obblighi
di servizi personali] e prestazioni feudali: quanto pi si
scendeva nella scala sociale tanto pi si era oppressi dal duplice
peso di due contrastanti regimi che si accordavano solo nella
spogliazione dei sudditi: il feudalesimo e l'assolutismo. [...]
Federico stabil per tutti i magistrati l'obbligo di regolari e
precise rese di conti, ma sfortunatamente nessun rendiconto ci pu
dare elementi concreti sui bilanci di Federico, che neppure
riusciva ad avere una buona revisione dei conti nonostante
l'apparato burocratico. La mancanza di separazione del patrimonio
personale del re da quello dello Stato complica ogni possibile
tentativo d'indagine. [...] Il fatto che lo Stato di Federico
venisse assumendo con la politica paternalistica nuove funzioni,
doveva generare un aumento di spese. Per il regno di Federico non
esiste ancora un debito pubblico come lo intendiamo noi, ma
numerosi erano i debiti contratti da Federico; se i miei calcoli
non sono errati, nel gennaio del 1240 Federico doveva pagare
diecimila once [unit di misura di peso in uso specialmente nel
regno di Napoli] d'oro di interessi a un gruppo di mercanti
romani, subendo saggi d'interesse cos alti che viene il dubbio
che vi siano errori nelle indicazioni pervenuteci. [...] Nel 1238
ebbe un esercito composto di truppe feudali, di Saraceni, di
mercenari borgognoni, inglesi, francesi, ungheresi, castigliani e
greci; si pensi alle difficolt di raccogliere, approvvigionare e
dimettere un simile esercito. [...] Se dal bilancio statale si
passa alla considerazione di tutta la economia del Mezzogiorno
d'Italia in riferimento all'opera di Federico, bisogna dire che
distruzioni di citt, saccheggi di paesi e di campi, scorrerie e
collette e taglie riuscirono in definitiva rovinose all'economia
del paese.
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